martedì 24 febbraio 2009

LA PIOMETRA NEL CANE E NEL GATTO

La piometra è una patologia che colpisce cani e gatti di sesso femminile. L’organo implicato è l’utero che, a causa della proliferazione di germi piogeni, si presenta ripieno di materiale purulento. L’indice di mortalità è elevato ed è previsto, pertanto, un intervento tempestivo da parte del veterinario. Dati statistici indicano che la maggior incidenza di questa patologia si ha tra gli 8 e i 10 anni di età, nella fase diestrale (45-60 giorni dopo l'inizio del calore), in femmine che non hanno avuto gravidanze periodiche oppure in soggetti trattati farmacologicamente allo scopo di sopprimere i calori.
Le cause di piometra ancor oggi non sono del tutto note. Di sicuro la patologia si realizza a causa dell’aumento del progesterone circolante (ormone che raggiunge il picco produttivo durante l’estro), ma sembra anche collegata alla presenza di un’iperplasia endometriale cistica ed a una infezione batterica uterina (prevalentemente E.coli) concomitante. Naturalmente tra le concause si annoverano anche una predisposizione individuale e la somministrazione di farmaci, purtroppo ancora frequente, allo scopo di sopprimere i calori o per interruzioni di gravidanze.
Il motivo della predisposizione di un soggetto che non ha avuto mai cucciolate è dettato dalla mancata rigenerazione uterina che normalmente si verifica durante la gravidanza. Quindi la scelta del proprietario di non far accoppiare il proprio animale risulta, per certi versi, una scelta contro natura, favorendo così l’incidenza della patologia. Nel caso, invece dei soggetti in cui si è deciso di interrompere la gravidanza, l’insorgenza della piometra è da scriversi alla somministrazione di estrogeni che causano, di conseguenza, l’iperplasia uterina.
L’età dei soggetti colpiti dalla patologia, anche se statisticamente varia tra gli 8 ed i 10 anni, può essere molto variabile, e nel corso della mia esperienza professionale ho potuto constatare sintomi clinici ascrivibili a piometra in cagne di soli 2 anni di età.
Nelle gatte la piometra è molto meno frequente: infatti mentre l’incidenza nelle cagne, intere e in cui non si hanno gravidanze periodiche, è del 60%, nelle gatte tale patologia sembra prevalentemente correlata alla somministrazione di farmaci soppressivi del calore.


Sintomi di piometra

I sintomi di piometra sono vari. I segni iniziali sono inappetenza, apatia ed abbattimento. In un secondo momento l’animale manifesta un aumento del fabbisogno d’acqua, seguito da un incremento (in frequenza e quantità) della minzione. Altri sintomi clinici di frequente riscontro sono febbre, talvolta scolo vulvare di colore rosato in quanto costituito da sangue e pus, vomito e diarrea.
La gravità della patologia dipende proprio dall’ingente proliferazione di batteri che liberano endotossine, la reale causa di un’intossicazione caratterizzata non solo da vomito e diarrea, ma anche da alterazioni dei glomeruli renali, con conseguente predisposizione ad una eventuale insufficienza renale.
La piometra può manifestarsi in forma “chiusa” o “aperta” a seconda della conformazione della cervice: si parla di piometra chiusa quando la cervice non permette la fuoriuscita di materale e aperta invece quando si assiste ad uno scolo purulento di materiale accumulato in utero, causato da una cervice pervia. Nel primo caso la patologia è molto più grave, e ad un intervento non tempestivo può comportare un elevato rischio di decesso. Una piometra aperta non significa una piometra meno grave, tuttaltro… in alcuni casi può chiudersi nel giro di pochi giorni.


Diagnosi

Ci si basa prevalentemente sulla sintomatologia del soggetto ma la diagnosi di certezza viene data da una ecografia o in alcuni casi anche da una radiografia.
Di supporto sono sicuramente gli esami di laboratorio. Caratteristici di una piometra sono una iperleucocitosi (aumento dei globuli bianchi e in particolare dei neutrofili), un aumento dell'azotemia in caso di disidratazione e un aumento degli enzimi epatici (GOT-GPT-SAP) in caso di danni epatocellulari.


Terapia

Dopo la valutazione degli esami di laboratorio è sicuramente necessario iniziare una terapia antibiotica e una fluidoterapia nell'attesa di stabilizzare il paziente per procedere poi alla risoluzione del problema.
Tra le varie possibilità ricordiamo quella chirurgica che consiste nell'asportazione di utero ed ovaie (ovaioisterectomia), oppure quella medica che consiste nella somministrazione di prostaglandine, antibiotici e algepristone (abortigeno) allo scopo di indurre una lisi del corpo luteo, per aumentare la contrattilità della componente muscolare dell'utero nella speranza di riuscire a svuotarlo completamente dal materiale purulento.
Il protocollo medico, da me sperimentato, ha portato a risoluzione del problema, ma molti sono le condizioni concomitanti: il cane deve essere giovane, in buona salute e si deve farlo accoppiare al calore successivo. Quindi in cani a rischio, che non si intende far riprodurre, sicuramente la terapia migliore e risolutiva è quella chirurgica.






















Fig.1 e 2 Intervento e utero di cane di nome bianca di età 2 anni in piometra, causa somministrazione farmaci abortigeni.

In entrambi i casi la terapia è comunque rischiosa e l’intervento deve essere immediato e repentino dalla comparsa dei sintomi. Per tale motivo nei soggetti giovani che non si intende far riprodurre, in quanto è minore il rischio anestesiologico, il mio consiglio è quello di adottare come prevenzione la sterilizzazione.



Dott. Francesco Buompane
MEDICO VETERINARIO

sabato 14 febbraio 2009

LA VACCINAZIONE NEL CANE

Perché è necessario vaccinare il cane?

Le malattie che possono colpire il cane sono numerose ed alcune di esse possono diventare pericolose in particolare durante i primi mesi di vita, a tal punto da causare la morte di un cucciolo. La vaccinazione rimane l'unico strumento profilattico in grado di proteggere il nostro animale. I cuccioli che nei primi 2 - 3 giorni dalla nascita hanno assunto il colostro (latte materno) sono protetti durante le prime settimane della loro vita dall’immunità anticorpale passiva. Questa immunità, comunque, diminuisce rapidamente lasciando il cucciolo suscettibile alla malattia nel giro di alcune settimane. La durata degli anticorpi colostrali varia in base alla quantità di colostro assunto, all’immunità materna, alla risposta individuale. Quindi scegliere il periodo più adatto per la vaccinazione di un cucciolo non è semplice. Anche il tipo di vaccino da inoculare varia a seconda dell’insorgenza delle malattie: ad esempio il cimurro nel cane è più frequente dai 3 ai 6 mesi, mentre la probabilità di contrarre la gastroenterite è più frequente nei primi 2 mesi. La scelta dei tempi di vaccinazione del cucciolo cambiano anche in base all’endemicità di una malattia o all’esposizione a rischio. Esistono, inoltre, vaccini a più alto titolo e vaccini a basso titolo.
Per questo ogni veterinario adotta un differente protocollo vaccinale in base alla situazione immunitaria del cucciolo o al rischio di infezione. In genere le prime vaccinazioni per la gastroenterite si possono effettuare già a 42 giorni con vaccino ad alto titolo in grado di superare la barriera anticorpale colostrale e stimolare l’immunità del soggetto.
Se eseguita regolarmente, la vaccinazione può proteggere la vita del tuo animale: ma questo risulta possibile solo se la maggior parte dei proprietari di cani si reca dal Medico Veterinario per un controllo annuale della salute del proprio piccolo amico.

Contro quale malattia è importante vaccinare il cane?

Le malattie infettive che minacciano la salute del cane sono numerose:

La gastroenterite infettiva (parvovirosi)
Si tratta di una malattia grave il cui decorso può essere mortale, soprattutto nei cuccioli. I cani colpiti eliminano il virus con le feci. Nonostante i programmi di vaccinazione, la malattia è ancora molto diffusa in tutt'Italia.
I sintomi principali sono: vomito frequente, diarrea profusa ed emorragica, febbre, cachessia, ed infine morte. La terapia è principalmente di sostegno, consiste in coperture antibiotiche, vitamine, reidratanti.
Il cimurro
Il cimurro è una malattia virale molto contagiosa. Esistono tre diversi complessi di sintomi: una forma respiratoria (tosse, starnuti, secrezioni nasali ed oculari, polmonite); una forma intestinale (diarrea più o meno profusa e vomito) ed una forma neurologica fatale (paralisi, disturbi motori e dell'equilibrio, convulsioni e cambiamenti del comportamento). In associazione a queste forme spesso si rilevano sintomi cutanei (infiammazioni del muso e zampe). Anche in questo caso la terapia è solo di sostegno, inoltre il soggetto che supera la fase critica talvolta manifesta segni neurologici che perdurano per tutta la vita.
L'epatite contagiosa virale
L'epatite infettiva è una malattia grave, soprattutto nei cuccioli, provocata dall'Adenovirus canino. I sintomi tipici della malattia sono: vomito, apatia, febbre ed ittero. In Italia esiste ancora, anche se in forma rara.
La leptospirosi
Questa malattia è provocata da batteri chiamati Leptospire. La malattia si contrae mediante le urine infette di topi e/o altri cani. Le acque di canali e fiumi contaminate dall'urina infetta rappresentano la fonte di contaminazione primaria in molte aree d’Italia.
La leptospirosi può risultare mortale ed i cani infetti possono eliminare le Leptospire ad intermittenza attraverso le urine per mesi o addirittura anni.
E’ una zoonosi, cioè può causare una grave malattia anche nell’uomo (la malattia di Weil).
La tosse dei canili
Malattia molto contagiosa delle vie respiratorie caratterizzata da tosse profonda (secca e dolorosa), di solito trasmessa in luoghi dove i cani vengono mantenuti in raggruppamenti (ad es. canili, pensioni, mostre, ecc). Raramente è fatale, il trattamento risulta generalmente efficace.
La rabbia
E’ una malattia fatale, trasmessa dalla saliva infetta soprattutto attraverso il morso e il graffio di animali infetti. Ormai non è più presente in Italia, per questo la vaccinazione non è più obbligatoria per legge. Diviene obbligatoria se il cane viaggia all’estero, si intende anche nei paesi della comunità europea, dove ci sono ancora rari casi.
Gli animali che si ammalano manifestano sintomi a carico del sistema nervoso, attraverso tre fasi della malattia più o meno pronunciate: cambiamenti del comportamento (gli animali feroci diventano docili), la fase di aggressività ("rabbia furiosa") ed infine fenomeni di paralisi muscolare.

A che età si deve fare la prima vaccinazione?

Nelle prime settimane di vita il cucciolo è protetto dall'immunità materna ricevuta mediante il colostro. A partire dalle 6-7 settimane di età è di vitale importanza consultare un Medico Veterinario per stabilire il programma vaccinale del cucciolo in base all’età, alla razza, ai rischi legati all’ambiente e allo stile di vita. Per assicurargli una protezione immunitaria efficace, è inoltre importante effettuare un richiamo delle prima vaccinazione dopo 2-3 settimane. In questo modo innalziamo ulteriormente la risposta immunitaria, bassa con il primo vaccino, in quanto il virus in parte distrutto dagli anticorpi colostrali.
Queste prime vaccinazioni nella vita del cane costituiscono la "VACCINAZIONE DI BASE".
















E' necessario ripetere la vaccinazione?

L'immunità verso le malattie non dura per sempre e gradualmente si affievolisce, lasciando che il cane possa correre dei rischi. Fino all’anno di età è opportuno che il giovane cane riceva tutte le vaccinazioni di base necessarie che gli consentano di raggiungere una solida immunità.
Nel cucciolo è necessario effettuare il richiamo dopo 21-30 giorni dal primo vaccino per ottenere il così detto effetto booster cioè di potenziamento dell’efficacia del vaccino . Nell’adulto invece è necessario un richiamo annuale.
E' opportuno che il cane sia sottoposto ad un check-up di controllo annuale. Con l’occasione il Veterinario potrà verificare le condizioni generali dell’animale ed attuare gli opportuni richiami vaccinali.

Vaccinazione e socializzazione

I primi tre mesi di vita di un cucciolo sono fondamentali oltre che per la protezione dalle malattie infettive anche per una corretta socializzazione. Le esperienze, le relazioni e i contatti che il cucciolo avrà in questo periodo influenzeranno, infatti, il suo comportamento da adulto e la sua capacità di relazionarsi con il proprietario e con altri animali. Superate le 12 settimane d’età, la corretta socializzazione del cane diventa più difficoltosa.
In questo periodo è perciò essenziale che il cucciolo sperimenti le diverse situazioni con cui si troverà a convivere da adulto tra cui il contatto con altri animali, con persone di età diversa, con il traffico della città, con l’uso dell’ascensore, dell’automobile, dei trasporti pubblici, etc.
Il cane non va tenuto isolato fino alla fine del periodo vaccinale (12-13a settimana) altrimenti il rischio è quello di ottenere un soggetto non equilibrato e incapace di rapportarsi con l’ambiente esterno. Una protocollo vaccinale particolarmente efficace, precoce, nei tempi giusti, permette, pertanto, la contemporanea gestione della socializzazione del cucciolo, consentendogli di correre meno rischi.
Pertanto è sbagliato segregare il cucciolo prima di aver completato le vaccinazioni, è solo importante evitare che corra rischi inutili che possono essere dettati dal contatto con soggetti o ambienti a rischio.

Il libretto di vaccinazione

A completamento della vaccinazione di base del cucciolo, il proprietario riceverà un "LIBRETTO DI VACCINAZIONE", che riporta la registrazione delle vaccinazioni eseguite e che indica la data del prossimo appuntamento per il richiamo annuale.
Questo libretto può essere richiesto nelle pensioni, nelle mostre, nelle scuole di addestramento e durante i viaggi. Naturalmente servirà anche al Veterinario per le consultazioni sulle vaccinazioni eseguite, pertanto tale documento andrà conservato con cura.

Dott. Francesco Buompane
MEDICO VETERINARIO

sabato 31 gennaio 2009

La sindrome della dilatazione-torsione gastrica (GDV)

La sindrome della dilatazione-torsione gastrica (GDV) è una patologia che colpisce prevalentemente cani di taglia medio-grande e gigante ed è piuttosto rara nei cani di piccola taglia. E’ una patologia molto grave che ha un carattere d’urgenza con alto indice di mortalità e richiede, pertanto, un intervento immediato del veterinario.
L’eziologia non è del tutto nota , ma sembra essere di natura multifattoriale.
I fattori predisponenti sono: la conformità anatomica (torace profondo), la lassità dei legamenti epatogastrici ed epatoduodenali, la composizione della dieta, il movimento dopo i pasti, l’aerofagia, pasti voluminosi e troppo rapidi, nervosismo e stress, motilità esofagea, anomalie nell’attività mioelettrica dello stomaco.

Le razze predisposte e il grado di incidenza sono elencati in tabella 1:




















Quali sono gli accorgimenti più importanti da rispettare?

1) Frazionare il pasto in più volte al giorno (almeno 2): un pasto unico giornaliero, infatti, causerebbe un digiuno troppo prolungato con insorgenza di fame eccessiva, ingordigia e conseguente deglutizione di aria tra un boccone e l'altro.
2) Evitare l'attività fisica prima e soprattutto immediatamente dopo il pasto.
3) Ritardare il pasto se il cane ha subito un evento stressante (litigio con un altro cane, giro in auto se inusuale, fuochi d’artificio, etc.).
4) Rispettare gli stessi intervalli temporali tra un pasto e l'altro e le stesse dosi di cibo.
5) Non somministrare grosse quantità di acqua di abbeverata in una sola volta.

Da che cosa è provocata?

E’ importante distinguere la semplice dilatazione dalla torsione gastrica. In genere la prima predispone alla seconda. In conseguenza dell’accumulo di gas, aria, alimento e acqua, lo stomaco si dilata. Talvolta la fermentazione che si crea nel lume dell’organo, l’accumulo di liquidi derivanti dalla permeabilità vasale di uno stomaco dilatato e la lassità dei legamenti portano ad un notevole aumento del volume e a una torsione dello stomaco su se stesso. Ciò fa sì che l’alimento stesso non può più progredire né verso la bocca né verso l’intestino a causa della stenosi degli sfinteri e l’aumento di gas prodotto dai batteri e l’anidride carbonica diventa notevole. Per questo motivo il soggetto non riesce a vomitare. Nella rotazione solitamente viene trascinata anche la milza.

Quali sono i sintomi?

La sintomatologia si presenta a distanza di poco tempo dall’ultimo pasto per l’accumulo di aria ingerita e gas che si sprigiona dall’avvio dei processi fermentativi. Nelle fasi iniziali il soggetto avverte dolore addominale può avere atteggiamenti inconsueti, è irrequieto, si nasconde, si lamenta. Negli stadi acuti cerca ripetutamente di vomitare senza riuscirci e rigurgita solo saliva, ha l'addome rigonfio, cammina a fatica, presenta mucosa pallide. Nei casi più gravi il cane può essere in stato di shock e presentare difficoltà respiratorie a causa della compressione del diaframma da parte dello stomaco dilatato.


Torsione gastrica in un dalmata. Si nota conformazione dell’addome.








Come si deve intervenire?

La diagnosi deve essere precoce. Alla visita clinica la patologia è caratteristica, con classico rumore timpanico dell’addome dovuto all’accumulo di gas. Si rende comunque necessaria una radiografia eseguita con cane in decubito laterale destro che svela il grado di torsione o l’eventuale dilatazione, la posizione della milza. È importante ripristinare immediatamente il volume vascolare (fluidoterapia), infondere del potassio per sostenere l’attività cardiaca, somministrare del cortisone per lo stato di shock, dei gastroprotettori, antibiotico, ed eseguire una corretta decompressione dello stomaco con gastrocentesi o mediante l’inserimento di una sonda orogastrica. Dopo stabilizzazione del paziente segue l’intervento chirurgico.



Radiografia di un pastore tedesco in torsione gastrica e aspetto dello stomaco dilatato.




In cosa consiste l’intervento chirurgico?

L’intervento nella maggior parte dei casi si rende necessario per evitare recidive. Dopo aver decompresso lo stomaco si riposiziona quest’ultimo e si pratica una gastropessi (ancoraggio della sierosa dello stomaco al costato).
Talvolta le conseguenze della dilatazione-torsione gastrica possono essere un’ipossia cellulare con ischemia e necrosi di parte dello stomaco, o per congestione splenica, un’ischemia della milza. In questo caso si rende necessaria una gastrectomia parziale o una splenectomia.


Qual è la terapia post operatoria?

Dopo l’intervento chirurgico, è necessario monitorare lo stato di salute del paziente (monitoraggio cardiaco e respiratorio), misurare i livelli di elettroliti, valutare l’ematocrito, le proteine totali, l’azotemia e la glicemia.
Si rende necessaria una dieta post-operatoria adeguata: per 2 giorni il cane deve essere tenuto a digiuno, alimentato tramite fluidoterapia (ringer lattato, glucosio, vitamine). Progressivamente e lentamente si ritorna ad una alimentazione normale, si comincia con la somministrazione di piccole quantità di brodo, poi di alimenti piuttosto leggeri, fino a ripristinare correttamente l’alimentazione. Tutto questo perché in conseguenza della dilatazione dello stomaco si può verificare un’atonia che ne compromette il corretto funzionamento.
Contemporaneamente per tutto il periodo del post operatorio vanno somministrati antibiotici, gastroprotettori, procinetici.


MEDICO VETERINARIO
dott. Francesco Buompane

sabato 24 gennaio 2009

La leishmaniosi nel cane


La leishmaniosi è una malattia parassitaria causata da un protozoo la Leishmania che viene trasmessa attraverso la puntura di un FLEBOTOMO, un piccolo insetto di 2-3 mm.
I sintomi sono molti diversi e possono variare da caso a caso. Quelli più frequenti sono a livello cutaneo (perdita del pelo, desquamazione, dermatite ulcerativa, ipercheratosi del tartufo e dei cuscinetti plantari, crescita smodata delle unghie) associati a perdita del peso con appetito conservato, abbattimento, aumento della minzione e della sete, vomito, diarrea, epistassi, aumento del volume dei linfonodi. A volte si possono riscontrare dolori articolari e muscolari, congiuntivite, blefarite e cheratite.

La Puglia è una zona endemica per la Leishmaniosi?
In Puglia la percentuale di cani positivi all’esame sierologico è superiore al 25%. Il clima della regione favorisce, infatti, la riproduzione del flebotomo (insetto vettore) nel periodo compreso tra il mese di APRILE e OTTOBRE. L’insetto predilige ambienti umidi (paludosi) ma spesso vive nei muretti a secco. Le ore più pericolose per la trasmissione della Leishmania sono all’imbrunire e all’alba. La Leishmaniosi è presente in tutto il sud d’Italia ma negli ultimi anni si è diffusa anche nel centro-nord.

La Leishmaniosi si trasmette all’uomo?
In Italia gli animali più recettivi sono i cani in quanto sono più esposti al contatto con l’insetto vettore, ma sono stati riscontrati alcuni casi anche nei gatti. Gli animali fungono solo da SERBATOI per la malattia ciò significa che NON è possibile la trasmissione della leishmaniosi all’uomo attraverso il contatto con escreti o secreti del cane malato. L’uomo costituisce un ospite occasionale e può infettarsi solo attraverso la puntura dell’insetto, ma in Italia questo è estremamente raro e interessa solo soggetti immunodepressi .

Cosa si può fare per prevenire il contagio?
L’uso di ANTIPARASSITARI ESTERNI durante il periodo aprile-ottobre rappresenta l’unico mezzo di prevenzione efficace per evitare la puntura degli insetti e quindi il contagio. In commercio ne esistono diversi tipi a collare o a pipette. L’uso di antiparassitari esterni è indicata anche per soggetti con leishmaniosi per evitare la diffusione del contagio ad altri cani. Non è infatti possibile il contagio diretto tra cani attraverso il semplice contatto.
Inoltre in una zona endemica come la Puglia è consigliabile eseguire ESAMI DEL SANGUE DI ROUTINE a cadenza annuale per monitorare lo stato di salute del cane ed eseguire eventualmente una diagnosi precoce di leishmaniosi in casi asintomatici.


Esistono terapie per la Leishmaniosi?
La leishmaniosi è una MALATTIA CRONICA e PERMANENTE ciò significa che una volta contratta l’animale non può guarire, ma esistono terapie che possono tenere sotto controllo i sintomi e consentire al cane una vita normale.

Dott. Francesco Buompane
MEDICO VETERINARIO

venerdì 26 dicembre 2008

Sterilizzazione "vantaggi e svantaggi"

PERCHE’ STERILIZZARE UN CANE O UN GATTO NON E’ CRUDELE, MA RESPONSABILE. Dott. Francesco BUOMPANE

Non c'è proprio nulla di crudele: è esattamente il contrario. Non bisogna commettere l'errore di antropomorfizzare, ossia di ritenere che il cane abbia verso il sesso lo stesso approccio dell'uomo. Il cane non prova un particolare piacere nell'atto sessuale: nel maschio, sembra essere blandamente gradevole per una trentina di secondi... e terribilmente seccante per la ventina di minuti successivi. Quanto alle femmine, loro sembrano enormemente seccate dall'inizio alla fine: spesso piangono anche di dolore. La natura "impone" la ricerca del sesso opposto negli animali per garantire la conservazione delle specie. La mancata attività sessuale non comporta alcun "complesso" nel cane: non esiste una femmina che "rimpianga" di non poter diventare mamma. Questi preconcetti sono completamente errati e derivano soprattutto dalla nostra tendenza a umanizzare i cani considerandoli come "i nostri bambini"...e attribuendo quindi loro pensieri ed emozioni umane, che semplicemente NON HANNO. Ed è proprio sulla base di queste idee errate che molti proprietari cercano "disperatamente" un partner per i loro cani, credendo di fare "il loro bene"... quando a volte l'unico risultato è una cucciolata di cui nessuno sa cosa fare (tanto meno i genitori), e che magari andrà ad incrementare i fenomeni dell'abbandono e del randagismo. Un cane, maschio o femmina, che a causa della sterilizzazione non possa più “accoppiarsi” né avere figli è un cane che non ci pensa minimamente più, che non si pone alcun problema e che vive la stessa identica vita di prima, ma con una seccatura in meno.
Dal punto di vista sanitario, uno dei principali motivi per cui è consigliabile la sterilizzazione è la prevenzione di gravi, e spesso letali, patologie a carico dell'apparato riproduttore.

1. Tumori mammari: durante i calori vengono prodotti gli estrogeni, che agiscono, anche sulle ghiandole mammarie. Continui calori e la conseguente ripetuta stimolazione delle ghiandole mammarie possono indurre, con il tempo, la formazione di neoplasie. Una cagna intera ha statisticamente il 60% di possibilità di sviluppare tumori mammari maligni, proprio a causa del bombardamento ormonale che subisce per tutta la vita. Viceversa una cagna o gatta sterilizzata prima del primo calore riduce questo rischio allo 0,9%. Già dopo il primo calore la possibilità di sviluppare tumori mammari aumenta all'8%, incrementandosi sino al quinto anno d'età, dopo di che si assesta al 60%. Quindi è importante una sterilizzazione precoce che permette di annullare, o quasi, il rischio di insorgenza di neoplasie mammarie, viceversa, dopo il quinto anno d'età la sterilizzazione perde la sua funzione preventiva contro questo tipo di tumori. Anche se è stato recentemente assodato che la sterilizzazione influisce positivamente anche sul tempo di sopravvivenza delle cagne già colpite da carcinoma mammario, ovviamente unita alla rimozione del tumore stesso (J Vet Intern Med 2000, May - Jun).
2. Tumori uterini e ovarici: gli estrogeni agiscono anche su utero e ovaie, questa continua stimolazione può causare l'insorgenza di tumori, anche se con una frequenza minore rispetto a quanto non avvenga a livello delle ghiandole mammarie. La sterilizzazione, qualsiasi sia l'età della femmina, azzera completamente la possibilità che si sviluppino queste neoplasie perchè le ovaie vengono completamente asportate.
3. Piometra: è una gravissima infezione dell'utero che può anche portare a morte la cagna o gatta. E' causata da un complesso multifattoriale quale batteri, ormoni, predisposizione genetica, età. L’infezione si sviluppa nella maggior parte dei casi circa due mesi dopo l'estro. L’incidenza è maggiore nelle cagne di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, che non vengono fatte accoppiare regolarmente. Con la sterilizzazione, in animali di qualsiasi età, si azzera il rischio di piometre. La pericolosità della patologia e la sua frequenza sono tali da giustificare la sterilizzazione anche in animali di età superiore ai cinque anni nei quali l'intervento non ha più funzione preventiva contro i tumori mammari.
4. Pseudogravidanza: con la “sterilizzazione” si risolve anche il problema delle così dette “gravidanze isteriche” che, oltre ad essere fonte di stress per la cagna, possono causare dolorose mastiti (infezioni della ghiandola mammaria) e favoriscono l'insorgenza di tumori mammari.
5. La sterilizzazione inoltre permette anche un sensibile miglioramento della qualità della vita dei nostri animali, riducendone i rischi di trasmissione di malattie infettive come Fiv e Felv nelle gatte. Le femmine, durante il calore diventano irrequiete, nervose, mangiano meno e vanno tenute sotto stretto controllo per evitare accoppiamenti indesiderati.
6. Per semplificare anche la nostra esistenza: è sicuramente il punto meno importante e determinante, ma non è piacevole avere una gatta urlante giorno e notte per casa accompagnata da numerosi maschi che non perdono occasione per spruzzare con l'urina il nostro uscio di casa. Non è molto divertente dover fare slalom tra cani che ci seguono insistentemente quando portiamo la nostra cagna in calore a passeggiare.
7. La sterilizzazione di cani e gatti è l'unico modo per arginare la sovrappopolazione e il conseguente abbandono.